IL DISASTRO DELLA FERROVIA VALDOSTANA

di Andrea E. Paron

L’ottima inchiesta sulla ferrovia valdostana pubblicata da La Stampa riaccende i riflettori su un problema mai risolto dall’Amministrazione regionale e che, stando alle affermazioni dell’Assessore Pastoret, non verrà mai realmente affrontato nei suoi aspetti fondamentali.

Il problema della ferrovia va letto nei suoi due aspetti principali: tecnici e strategici.

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico le iniziative portate avanti da Regione e Ferrovie dello Stato sono del tutto insufficienti per migliorare definitivamente tempi di percorrenza e comodità: le nuove carrozze infatti coprono una piccola parte dei convogli che percorrono la tratta, in maggioranza rimangono quelle vecchie su cui è meglio  non  esprimere  giudizi; i ritardi sono migliorati ma restano spesso grossi problemi, per cui la linea non garantisce al 100% il rispetto dei tempi prefissati; non vi è uno straccio di progetto concreto, al di là degli studi di fattibilità che fanno perdere solo tempo prezioso per la realizzazione delle opere, per l.elettrificazione di tutta la linea e almeno il raddoppio fino a Ivrea; i super sconti per gli universitari sono un elemento importante ma non decisivo: è meglio pagare di più ma arrivare in tempi decenti.

L’aspetto strategico è però il nodo reale e politico del problema: la ferrovia è l’elemento chiave per migliorare la mobilità,  concetto  irrinunciabile  per  governare  la  società  di  oggi. Ci si muove per studio, per lavoro, per piacere e la ferrovia è l’unico strumento in grado di collegare i centri delle città: inoltre è il più veloce, il più economico, il più pulito. La ferrovia valdostana oggi non realizza nessuno di questi aspetti ed è grave che l’amministrazione regionale, stando alle parole dell’Assessore Pastoret, non legga il problema in questi termini. Se mantenessimo gli standard attuali e volessimo costruire l’Aosta-Martigny faremmo ridere tutta l’Europa.

Per i giovani valdostani una struttura ferroviaria efficiente è essenziale per garantire una migliore mobilità  interna,  cioè  collegare  rapidamente  i  paesi  del  fondovalle  con  il  capoluogo, legando indirettamente anche i paesi delle valli laterali, oggi lontanissimi se non utilizzando l’automobile; e per favorire la mobilità esterna con Torino e Milano, soprattutto in prospettiva della ultimazione dell’Alta Velocità, quindi, di riflesso, con l’intera Europa. Il contentino dello sconto oggi è del tutto irrisorio.

Infine tutti i ragionamenti per migliorare e potenziare l’offerta turistica, senza un piano di riassetto della ferrovia sono lettera morta. E’ più  redditizio, in termini di passeggeri, un treno veloce collegato con le grandi città, che non un mega aeroporto, costoso e dal destino incerto.

O la regione passa dalle parole ai fatti concreti o per coloro che credono nella ferrovia è meglio attendere tempi migliori e continuare nella costante sollecitazione al problema.

 

 

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